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Chi crede alla favoletta che CR7 faccia bene al calcio italiano?

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Il Granata della Porta Accanto / La rubrica di Alessandro Costantino: "Comprato a prezzo di saldo, azzera la competitività della serie A: accolto come la manna dal cielo, porterà benefici solo ad una squadra e a se stesso"
Alessandro Costantino
Alessandro Costantino Columnist 

Resta un mistero, almeno per me, come sia possibile che l'acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus sia diventato un evento colmo di giubilo e grande gioia per tutto il calcio italiano. La mossa che ha messo una pietra tombale sulle poche e residue speranze di un aumento della competitività del nostro campionato, ormai azzerata dall'arrivo di un giocatore che, almeno sul piano nazionale, dovrebbe garantire la continuità della supremazia bianconera, invece che con mestizia e preoccupazione è stata accolta come la piena rivincita del calcio italiano su quello degli altri paesi europei dominanti (Inghilterra, Spagna e Germania). Contenti loro…

La verità è che nessuno, se non la Juve, si gioverà dell'arrivo di CR7. Chi parla di calcio italiano più attrattivo all'estero grazie alla presenza del fenomeno portoghese dovrebbe tenere a mente quanto è accaduto nel calcio francese con l'arrivo di Neymar al PSG: campionato senza alcun interesse di classifica, partite con zero appeal e nessun effetto volano per gli altri club di Ligue 1. Il PSG ha passeggiato per tutta la stagione, le altre squadre di vertice (ben distanti) hanno banchettato con i miseri avanzi e i migliori talenti del campionato francese, se non giocano nel club parigino, non vedono l'ora di emigrare in Inghilterra. D'altronde anche Pelé verso fine carriera andò ai New York Cosmos e non mi risulta che il campionato americano ebbe chissà quale svolta…

Il concetto è che in Italia dopo anni di emorragia di campioni e talenti sembra quasi un successo l’aver attirato Cristiano Ronaldo. Ci si dimentica però che il portoghese ha 33 anni e, sebbene tratti il suo corpo di atleta come un santuario, la parabola della sua carriera non può che essere definita in fase discendente. Il che non significa che di colpo si trasformerà in un Paloschi qualunque, ma che il suo peso in termini di incisività sui risultati del club per cui gioca è destinato a diminuire inesorabilmente. Il suo stipendio, invece, manterrà ottime performance gravando non poco sulle casse di chi gli farà un bonifico al mese per i prossimi 48 mesi. Un affarone per il buon Cristiano che si ritroverà a 38 anni a guadagnare più di Mbappe, ad esempio, vero astro nascente del calcio mondiale. Il problema è che se compri Belotti, Higuain o Harry Kane compri un centravanti, se compri Cristiano Ronaldo compri un'azienda che fattura più del Torino Fc (plusvalenze escluse). E per comprare un'azienda grossa devi avere alle spalle una finanziaria (tipo Exor) o un'azienda ancora più grossa (tipo FCA). Chi sosterrà che CR7 sarà un vanto per il calcio italiano sarà come chi sostiene che la Ferrari di seconda o terza mano dell'imprenditore locale da’ lustro al paesino dove il soggetto in questione sfreccia alla domenica per pavoneggiarsi coi suoi compaesani.

La cruda realtà, quella che va nascosta sotto il tappeto come la polvere, è che Ronaldo è arrivato alla Juve solo perché e’ stato venduto a “prezzo di saldo” (il 90% in meno della sua clausola) e non c'erano altri concorrenti che potessero sfidare il club bianconero per accaparrarselo (per Inghilterra, Spagna e Francia la clausola da 1 miliardo era validissima). Piace vincere facile, diceva uno spot di non molto tempo fa...

E vincere facile sarà il “rischio” che la Juve correrà anche quest'anno in campionato (a proposito chissà quanti derby vinceremo nell'immediato futuro…). Alla faccia di chi ci racconta la favoletta che l'arrivo di Ronaldo è un bene per l'intera serie A! Infatti c'è la coda di campioni che non vedono l'ora di farsi comprare da Roma, Napoli e Inter per venire in Italia a sfidare il grande Cristiano. Gli stessi che facevano carte false per andare al Monaco o all’OM in Francia a sfidare Neymar o al Dortmund o al Leverkusen in Germania per sfidare le stelle del Bayern Monaco. La realtà ci dice chiaramente che i campionati più belli ed attrattivi sono quelli, sì, dove girano tanti soldi, ma anche dove c'è una certa competitività ed un certo equilibrio (Spagna ed Inghilterra).

E per chi ancora avesse le fette di prosciutto davanti agli occhi vi svelerò un ulteriore “segreto”: a certe squadre che la serie A sia o torni ad essere un campionato di livello altissimo frega poco o niente. L'obbiettivo, neanche troppo nascosto, di queste squadre è il campionato europeo per club in stile NBA, l'eldorado dei top club, la grande torta da dividere fra pochissimi eletti. Cioè la fine del calcio per come lo abbiamo sempre amato noi tifosi.

Benvenuto Cristiano: sarai tu il Caronte che ci traghetterà verso tutto questo?

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

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