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Toro-Atalanta 3-0: ti voglio bene, Duvan

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Ieri è stato il compleanno di Duvan Zapata e Culto vuole festeggiarlo ricordando una delle sue migliori partite: il 3-0 all'Atalanta dello scorso anno
Francesco Bugnone
Francesco Bugnone Columnist 

Mi sono innamorato calcisticamente di Duvan Zapata una sera dell’ottobre 2013, quando aveva i capelli corti e indossava la maglia del Napoli. Coi partenopei avanti 1-0 a Marsiglia, a metà ripresa un colpo di tacco di Mertens libera il colombiano al limite dell’area. Duvan controlla di sinistro, si sistema meglio la palla col destro e con lo stesso piede calcia a giro mandano il pallone a infilarsi sotto l’incrocio dei pali. Dai tempi di Batistuta ho un debole per i centravanti che tirano bene da fuori area, quindi metto il mirino a forma di cuore su quel centravanti colombiano grande e grosso, ma comunque agile. Zapata ogni tanto viene accostato al Toro, alcune volte come boutade o come desiderata del giornalista di turno (per esempio quando il Toro perde Cerci all’ultima giornata di mercato), altre come trattativa reale. Per esempio nel 2018. Belotti sembra in procinto di partire verso la Milano rossonera e Duvan è visto come il sostituto ideale del Gallo. Non se ne farà nulla, ma anni dopo Petrachi confermerà tutto a Sportitalia: “Avevo venduto Belotti al Milan per 55 milioni più 3 di bonus e bloccato Zapata dalla Sampdoria per 18. Duvan si comportò benissimo, aspettandomi per un mese, ma il grande capo disse no”. Le dichiarazioni dei direttori sportivi vanno sempre prese con le pinze, perché spesso tendono a confondere stagioni e nomi o a ridursi a un “avevo preso Tizio prima che diventasse fortissimo, ma…” (il corrispettivo di quelli che dicono che se non fosse stato per l’infortunio al ginocchio avrebbero giocato in serie A), ma qualcosa di concreto stavolta c’è stato. Nel frattempo Zapata continua la sua carriera con buoni risultati sia a Udine che nella Genova blucerchiata prima di trovare il matrimonio perfetto a Bergamo. Con Gasperini, esplode definitivamente segnando venticinque reti in campionato che contribuiscono allo storico terzo posto della Dea. Ci segna parecchie volte (per esempio con una tonante doppietta in progressione in una gara che il Toro vince 3-2 sul neutro di Parma senza capire bene come), ma soprattutto segna spesso ai nostri cosiddetti cugini. Celeberrima è la doppietta nei quarti di finale di Coppa Italia 2018/19 con una girata poderosa prima e un furbesco inserimento su retropassaggio di De Sciglio poi.

Anche le storie più belle finiscono e Duvan, complice una stagione condizionata da problemi fisici e due sole reti, viene messo sul mercato anche in una maniera un po’ brusca, a far intravedere quel lato meno carino dell’Atalanta che, seppur non molto pronunciato, ogni tanto si manifesta. Il nostro sembra già della Roma, ma l’opportunità sfuma per il veto di Gasperini che non vuole rinforzare una diretta concorrente. Dopo aver segnato a Frosinone la rete che lo porta ad agganciare Cristiano Doni a quota 69 come marcatore più prolifico degli orobici in serie A, per il colombiano spunta il Toro all’interno di una trattativa che porterebbe Buongiorno a Bergamo. Alessandro alla fine decide di rimanere granata, ma la pista Zapata va comunque a compimento. Il sorriso di Duvan contagia subito l’ambiente che lo accoglie con immediato amore sia nello spogliatoio che sugli spalti. L’esordio contro il Genoa è senza gol, ma porta fortuna visto che è deciso da una prodezza di Radonjic a tempo scaduta. La prima rete arriva in casa contro la Roma con un gran colpo di testa nel finale che vale l’1-1, festeggiato imitando un toro che carica. Poi, complice un momento difficile della squadra, un lungo digiuno che viene rotto la sera del quattro dicembre 2023 quando Zapata si ritrova di fronte il suo passato. È una delle migliori gare del Torino di Ivan Juric, un instant classic: Toro-Atalanta 3-0, il regalo migliore per festeggiare con un giorno di ritardo il centodiciassettesimo compleanno granata. La rocambolesca sconfitta col Bologna ha interrotto una mini striscia positiva di tre partite, ma la squadra è finalmente viva dopo un momento cupo che ha avuto il suo culmine nella sconfitta interna contro l’Inter tristemente nota per l’infortunio di Schuurs. Dal canto suo l’Atalanta viene da due sconfitte interne nelle ultime tre gare, contro la bestia nera Inter e il primo Napoli di Mazzarri, quindi la voglia di rivalsa è molta.

Il Toro parte bene. Le conclusioni da fuori di Vojvoda e Vlasic, pur non essendo pericolosissime, sono avvisaglie e al 22’ il Toro passa in vantaggio. Ilic, a sinistra, vede l’inserimento di Vlasic e lo serve perfettamente. Il croato crossa rasoterra, Scalvini manca l’intervento in scivolata e la palla arriva proprio a Zapata. Il numero 91 è davanti a Ruggeri e quindi ha buon gioco a stoppare e a segnare col mancino. Da buon ex Zapata esulta interiormente mentre i compagni si avvinghiano a lui. La risposta dell’Atalanta arriva verso la mezz’ora di gioco quando un colpo di testa di Ederson intercetta un brutto rilancio di Tameze. Lookman tocca al volo smarcando De Ketelaere che si ritrova solo davanti a Milinkovic Savic e gli calcia addosso. Salvata la pelle, il Toro chude la prima frazione in vantaggio e comincia la ripresa attaccando sotto la Maratona col piglio di inizio gara, trovando quasi subito l’episodio che lo premia. Al 53’ il var richiama l’arbitro Piccinini per una netta, quanto sciocca, trattenuta in area di Scalvini su Buongiorno su azione d’angolo e il direttore di gara assegna il calcio di rigore. Il numero quattro esulta come se avessimo già segnato ed è ottimo profeta visto che Sanabria è di ghiaccio: palla da una parte, Musso dall’altra. 2-0. Il Toro resiste senza troppi patemi al tentativo di reazione dei nerazzurri che hanno una grossa occasione solo all’ottantesimo, ma si scontrano con la “maledizione di Pasalic”. Dicasi “maledizione di Pasalic” il maleficio che qualunque granata ha lanciato al centrocampista croato quando, con l’Atalanta in vantaggio per 7-0 al Grande Torino e a tempo scaduto, batté una punizione in maniera ridanciana, per usare un eufemismo. L’episodio più celebre di questa maledizione è capitato in questa stagione col rigore parato da Savic a tempo scaduto, ma anche nel match di cui stiamo parlando vediamo una conseguenza dei nostri improperi: su lancio di Miranchuk bucato dalla difesa è Koopmeiners a servire il numero otto ospite al limite dell’area. Tiro forte a giro con ottime probabilità di riuscita, ma la manona di Milinkovic-Savic si materializza e devia in calcio d’angolo. Intorno al 90’ è ancora Pasalic a rendersi protagonista imbucando per Miranchuk, ma il piede di Milinkovic-Savic evita il gol dell’ex e patemi nel recupero.

Non è ancora finita. Un colpo di tacco di Karamoh a smarcare Vlasic apre il quinto e ultimo minuto di recupero. L’ex West Ham ha spazio per partire sulla sinistra e servire al centro Zapata che ha dettato il passaggio. Duvan controlla di sinistro, cerca spazio col destro, conclude e realizza con l’aiuto di una deviazione di Ruggeri. Lo stadio esplode e Zapatone è ufficialmente tornato “Duvanstante”. Anche stavolta il colombiano non esulta, ma mentre i compagni lo abbracciano sul suo viso si annidano un mare di emozioni pronte a esplodere. Lo faranno di lì a poco, perché il bello deve ancora venire. Il momento in cui tutto il popolo granata giura amore eterno al suo centravanti arriva a partita finita, quando si presenta ai microfoni di Dazn per l’intervista a caldo. Duvan è visibilmente commosso, sorride e piange insieme. Parla dell’amore che ha trovato sotto la Mole. “Tutti quanti qua da quando sono arrivato mi hanno fatto sentire importante. Ci sono state cose interne dov’ero prima. Gli ultimi giorni di mercato, da parte del club, non mi hanno dato il valore che meritavo, ma qua subito mi hanno accolto nella miglior maniera, quindi…niente. Anche questi momenti di difficoltà diciamo che li sto superando, ecco”. Al di là della doppietta, al di là della prestazione grandiosa, al di là delle dichiarazioni, sono quei lacrimoni che scendono sulle guance del nostro gigante d’attacco a rimanere scolpite nella nostra memoria. Il resto è storia nota. Zapata ricomincerà a segnare con una certa regolarità fino al termine del campionato, soprattutto di testa e su cross di Bellanova, e non smetterà nemmeno con Vanoli fino a quando un maledetto infortunio non l’ha fermato. Lo aspettiamo, ci manca come il pane, umanamente e tecnicamente. Ci manca il suo sorriso, il suo modo di stare in campo, la maniera con cui indossa la fascia di capitano, la sua carica. Torna presto Duvan, abbiamo bisogno di te. E buon compleanno, anche se con un giorno di ritardo. Ti vogliamo bene.

Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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