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la leggenda e i campioni

Censin Bosia. Campione d’Italia

Censin Bosia. Campione d’Italia - immagine 1
Torna un nuovo appuntamento con la rubrica “La Leggenda e i Campioni”, a cura di Gianni Ponta

Gianni Ponta

L’immagine è di un secolo fa. Un portiere con berrettone e ginocchiere esce di pugno e, come diceva la retorica del tempo, sventa la minaccia. A mano, vergata in bella calligrafia, la nota ricorda: Barcellona 23-9-26, Barcellona 0 Torino 5. Lascio chiunque tra noi granata volare con la fantasia, ad immaginare se ai giorni nostri potessimo assistere a tale prodezza al Camp Nou, contro gli azul-grana.

Ad Asti, in una delle città più belle e più autentiche del nostro amato Piemonte, se all’anagrafe facevi Vincenzo ed eri un ragazzo mingherlino, era molto probabile che ti chiamassero, famigliari ed amici, Censin, rigorosamente con l’accento sull’ultima. Un modo di pronunciarlo che dava già l’idea di appartenere ad un ragazzo scattante, dai riflessi felini. Dieci anni fa, sulla rivista mensile “astigiani”, Paolo Monticone ne fece un ritratto completo. Gli siamo debitori di una mole interessante di notizie di prima mano, pressoché uniche e oggi introvabili. Nato il 5 novembre 1906 in una famiglia di bottai, Vincenzo Bosia venne stregato bambino dal gioco del calcio, anzi come dicevano allora dal “futbal”. Allora ad Asti c’erano due squadre, la Fulgor e la Laico. Nel 1920 (a 14 anni) esordiva tra i pali della Laico in un’amichevole della categoria Ragazzi ad Alessandria. Chiamato a sostituire il portiere titolare, Censin salvò il risultato (1-1) contro i fortissimi Grigi. Al ritorno ad Asti, il “tirato” economo, signor Cantarella, portò tutti al Bar Cocchi offrendo un Americano agli “eroici” giovani giocatori. Dal 1922 al 1925 Bosia - ancora giovanissimo, quindi - è titolare tra i pali dell’UCA Unione Calcistica Astigiani (nata dalla fusione tra le storiche rivale Laico e Fulgor).

Il servizio militare a Torino è l’opportunità per essere contattato dai collaboratori del conte Enrico Marone Cinzano, Presidente del primo “grande Torino” della storia. Ingaggio di 600 lire al mese (circa 450 euro di oggi) e 150 lire premio vittoria (poco più di 100 euro). Altri tempi, altro calcio, me grand Turin. Diventa così uno dei più fedeli portieri del Torino di tutti i tempi. Viste le condizioni dei campi di allora - di erba in area di rigore c’è n’era poca, fango o terreno gelato d’inverno, polvere e terra dura in estate - il portiere vestiva una panoplia come un guerriero antico: ginocchiere, fianchi imbottiti, parastinchi, scarponi. E coraggio, tanto coraggio.

Portiere titolare dei primi due Scudetti (1926-1927, 1927-1928, il primo revocato, un’enorme amarezza per il Presidente): suo secondo, Manlio Bacigalupo I. Che Torino! Bosia; Monti, Martin II; Colombari, Janni, Sperone; Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni. Quel Torino giocava il “metodo”; Antonio Janni era il centromediano metodista, cioè il calciatore deputato a stroncare al centro le iniziative avversarie ma chiamato anche al rilancio immediato dell’azione, soprattutto nel servire Baloncieri, finissimo regista, o al lancio lungo sulle ali.

Affidiamoci al racconto del grande giornalista Giglio Panza per descrivere le caratteristiche di Bosia: “Buon portiere, coordinato, senza straordinarie risorse atletiche ma dal felice piazzamento. Un regolarista”. In tournée in Sudamerica nel 1929, contro River Plate e Boca Juniors a Buenos Aires entusiasma il pubblico.

Nel 1935-1936 è riserva di Pino Maina nella stagione che vede il Torino aggiudicarsi la Coppa Italia. Chiuso il decennio nel Torino che rimase la sua squadra del cuore, Censin sposò Mari e, prima di tornare, con la proverbiale astigiana misura, al mestiere di famiglia di bottaio, condusse il Vigevano in Serie B nel ruolo di allenatore-giocatore e s’impegnò nel ruolo analogo ancora un anno nella sua città. Scomparso il 16 aprile 1978, era stato diretto protagonista ed aveva in seguito assistito a tutti i grandi successi del “suo” Torino. Dal 1995 lo stadio di Asti è intitolato a Vincenzo “Censin” Bosia.

Gianni Ponta

Gianni Ponta, chimico, ha lavorato in una multinazionale, vissuto molti anni all’estero. Tuttavia, non ha mai mancato di seguire il “suo” Torino, squadra del cuore, fondativa del calcio italiano. Tra l’altro, ha scoperto che Ezio Loik, mezzala del Grande Torino, aveva avviato un’attività proprio nell’ambito dell’azienda in cui Gianni molti anni dopo sarebbe stato assunto.

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