In attesa di sapere se il Torino di Vanoli saprà sconfiggere il tabù degli ultimi decenni che lo vede sistematicamente fallire le partite decisive, in questo caso la trasferta di Monza dalla quale uscire vittoriosi equivarrebbe ad una salvezza praticamente matematica, la vittoria sul Milan e la relativa tranquillità che da essa è scaturita hanno permesso alla stampa di intraprendere timidi approcci su cosa riserverà il futuro nella prossima stagione. Assodato, quindi, che l'anno prossimo, salvo cataclismi e, ripeto, possibilmente senza fallire il match ball di Monza in questo senso, si giocherà in serie A, alcuni giornali hanno iniziato a parlare di strategie future, dentro e fuori dal campo.


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Shpendi e riprendi
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La mia posizione in merito alla capacità di programmazione del Torino di Cairo è arcinota a chi si intrattiene leggendo la mia rubrica settimanale su TN. Posso onestamente dichiarare di non avere pregiudizi verso il presidente semplicemente perché vent'anni di storia hanno creato una base statistica tale di fatti che corroborano tutti inequivocabilmente un'unica tesi: l'assoluta mancanza di vera aspirazione a fare bene a livello sportivo. Appurato questo è vero che tendo spesso a ripetermi nei pensieri di fondo dei miei scritti: d'altronde come potrei argomentare in maniera diversa se i fatti ripropongono costantemente un'unica lettura? Se 1+1 fa 2, non sbaglierei forse a cercare di argomentare che in realtà potrebbe essere più giusto un altro risultato? Parlare di futuro del Torino senza modificare le strategie che stanno alla base dell'agire di Cairo è come parlare di un'addizione senza modificarne gli addendi: difficile ottenerne un risultato diverso. E allora anche a me piacerebbe parlare di potenzialità reali per un futuro migliore se penso al Robaldo o se penso alla possibilità che lo stadio Grande Torino, senza ipoteche, possa diventare un asset della società o se penso che il Filadelfia completato possa diventare il cuore pulsante (Museo incluso, ovviamente) della Cittadella Granata di cui si favoleggia da decenni, ma quante reali possibilità ci sono che tutto questo si possa realizzare nel breve sapendo che Cairo non ha mai dimostrato vero interesse nell'investire per il Toro? Sarebbe bello pensare che il Robaldo possa diventare la chiave di una nuova rinascita del settore giovanile granata, ma come si coniuga tutto ciò se poi a Ludergnani non vengono dati dei budget degni di questo nome senza che debba fare i salti mortali per ottenere i risultati che sta comunque ottenendo?
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Se paragonassimo Ludergnani ad un pilota di Formula 1 e il Robaldo alla sua monoposto sarebbe bello pensare che questa possa vincere i GP, ma come potrebbe farcela senza sufficiente benzina o senza gomme adeguate? Per quanto sia bravo il pilota senza i giusti budget è difficile competere per vincere le gare di F1. Lo stesso ragionamento vale per le strutture come lo stadio e il Filadelfia: se Cairo in vent'anni non ha compreso il potenziale di uno stadio di proprietà e di un centro sportivo così ricco di storia come il Filadelfia, come possiamo sperare che ci si getti a capofitto ora? Sono stato un po' di tempo fa in visita allo stadio dell'Espanyol, a Barcellona: una struttura bellissima ed un tour emozionante perché ti trasmetteva perfettamente con tanto di pelle d'oca cosa si prova ad essere orgogliosamente parte dell' "altra parte" di Barcellona, quella che non tifa Barça. Per non parlare della commozione che si prova davanti alla statua dedicata a Dani Jarque, capitano (canterano...) morto per un problema cardiaco a Coverciano nel 2009, durante un tour di amichevoli estive che l'Espanyol stava facendo in Italia. Con tutto il rispetto che sinceramente provo dal profondo per l'Espanyol e per i suoi tifosi, durante quel tour mi sono chiesto cosa si potrebbe fare al Filadelfia con una storia come la nostra che è dieci volte più epica, tragica ed emozionante di quella dei Perroquets. E invece nulla... Abbiamo l'ottimo Museo della Storia e della Leggenda Granata ma a Grugliasco, lontano da dove dovrebbe essere da tanto tempo, depotenziando così un'incredibile potenziale esperienza che sarebbe una "miniera d'oro" in termini sia economici che di ritorno di immagine per tutti gli appassionati di calcio che visitano la nostra città se solo potessero accedere al Museo del Toro in quella che dovrebbe essere la sua location naturale: il Filadelfia.
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Io ripeterò sempre gli stessi concetti, ma da parte di chi tiene le redini del Toro si hanno per tutta risposta sempre gli stessi atteggiamenti. La conseguenza è che ci tocca leggere sui giornali che se Pio Esposito, attualmente allo Spezia ma di proprietà dell'Inter, non è papabile per essere acquistato per l'attacco futuro del Toro perché i nerazzurri lo tratterebbero solo come parziale contropartita di un affare che includesse Ricci (mica scemo Marotta), Vagnati in alternativa starebbe seguendo Shpendi del Cesena, meno caro, ma comunque autore di un'ottima annata condita finora da 10 gol con i Romagnoli. Il classico affare alla Cairo: "Shpendi e riprendi" ! Un simpatico slogan che sintetizza il modus operandi di questa società. Si spende solo se si può riprendere il capitale, naturalmente arricchito di una bella plusvalenza. Una politica che se portata avanti con competenza e ambizione può portare ad un modello virtuoso tipo Napoli, Atalanta, Fiorentina e, ultimamente, anche Bologna. Ma che se è fatto come al Torino da quindici anni a questa parte diventa una fatica di Sisifo senza soluzione di continuità. Si mette un pezzo buono per toglierne un altro buono in un loop asettico ed infinito dove l'aspetto sportivo passa sempre in secondo piano perché non si migliora mai veramente la rosa anche quando le condizioni per fare il salto in alto ci sarebbero tutte (vedi, ad esempio, l'estate dei preliminari di Europa League nel 2019 in cui fummo eliminati dal Wolverhampton). Spendi il meno possibile e riprendi il più possibile: mai che si parli invece in termini di investi (il giusto) e cresci (quanto più puoi). Ma tanto alla fine è più facile sostenere che siamo noi a dire sempre le stesse cose piuttosto che prendersi la briga di evidenziare e denunciare chi davvero le cose non le fa mai nel verso giusto da vent'anni a questa parte.
PS: sì, se potessi, lo comprerei io il Toro!
Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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