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Toro, la paura del grande salto

Cairo
Il Granata della Porta Accanto / Economicamente il club esce rinforzato dalla campagna acquisti grazie al saldo attivo monstre, ma sulla squadra non si punta mai quanto si potrebbe
Alessandro Costantino
Alessandro Costantino Columnist 

Finito il mercato, è tempo di bilanci. E quello granata è diviso a metà tra l’aspetto economico e l’aspetto sportivo: il primo trionfale, con un attivo di una quarantina di milioni di euro, una cifra stratosferica se si considera il fatturato complessivo della società, il secondo sufficientemente buono da evitare certi fantasmi, ma lacunoso se si sperava in un campionato di una certa caratura.

Chiaro che i due aspetti vanno a braccetto e l’uno influenza l’altro, ma forse mai come in questa sessione la tranquillità economica derivante dalla cessione dei tre big è stata così poco di supporto alle scelte in entrata, soprattutto nell’ultima fase di mercato. Per dirla crudamente, pur con le tasche piene, si è lesinato in un paio di elementi che invece avrebbero potuto far fare un salto enorme di qualità alla rosa.

Conosciamo Urbano Cairo e  il suo modo di gestire gli affari. Ha fatto il botto, mediaticamente parlando, con il prestito di Hart, ma per il resto non ha spinto Petrachi a buttarsi lancia in resta sugli obbiettivi fondamentali richiesti da Mihajlovic. Alla fine è arrivato il regista, ma la difesa sembra il reparto con più scommesse e meno certezze. Possiamo discutere per mesi sulla gestione del caso Maksimovic, sui siparietti dell’ultimo giorno nella trattativa per Simunovic, sui giocatori presi e poi bocciati tipo Tachtsidis, su Gomis titolare, ma a Bologna, ed ognuno potrebbe portare acqua al mulino sia delle tesi pro che di quelle contro società, ds, allenatore, giocatori, ma alla fine restano i fatti. E i fatti dicono che un attivo di quaranta milioni è stato possibile solo grazie al fatto che, a parte Ljiaic, per gli altri si è speso poco o appena il giusto. Con un paio di giocatori del livello di Ljiaic nei ruoli chiave, la squadra sarebbe entrata di diritto tra le pretendenti ai primi sei posti del campionato. Ciò non è stato fatto, si è deciso di puntare sul materiale esistente e sulla voglia e  l’ambizione di Mihajlovic. Il campo dirà se è stata una decisione azzardata o sensata.

Resta, secondo me, nei tifosi il solito fastidio di fondo da coitus interruptus: è un Torino che sembra sempre lì per spiccare il volo e invece anche quando si può non gli si fa mai fare il grande salto, quel salto di qualità che la storia gli imporrebbe e la sua gente meriterebbe. Dovremmo entrare nella testa di Cairo per sapere se e quando questo salto sia programmato. O se in realtà vada bene tutto così. Un altro giro di giostra intanto è finito e si scende con il dubbio che ci si poteva divertire di più. Come al solito…

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