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Toro, tra Primavera e Prima Squadra c’è aria di Anni Ottanta

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Il Granata Della Porta Accanto / Un settore giovanile ai vertici e una squadra con ambizioni “europee” è sempre stato storicamente lo standard del Torino in quel periodo e quest'anno sembra riproporsi lo stesso scenario
Alessandro Costantino
Alessandro Costantino Columnist 

Non c’è un nesso tra la straordinaria stagione della Primavera granata e la (potenzialmente) ottima stagione che si sta avviando a compiere la Prima Squadra. Non c'è un nesso, dicevamo. O almeno non ancora, visto che un tempo era “normale” nella vita del club che a fronte di un settore giovanile sempre al vertice anche la Prima Squadra coltivasse un certo tipo di ambizioni. Ad oggi c'è sicuramente da annotare che la Primavera ha raccolto più entusiasmo e simpatia da parte dei tifosi rispetto a quanto aveva fatto la squadra di Mazzarri fino ad un mese fa. Coppitelli ha impostato una filosofia di gioco che ricalca molto i valori amati e sostenuti dai supporter granata: uno spettacolo veder giocare questa squadra che non si dà mai per vinta, che cerca di fare la partita, ma sa anche soffrire quando serve, che rispetta gli avversari ma non teme nessuno, che cade ma sa rialzarsi e che vince ma senza quell'arroganza odiosa tipica della grande squadra. Tutte caratteristiche che spesso nella gestione Mazzarri (ma anche in quelle dei suoi predecessori) non si sono viste pienamente nel modo di stare in campo di Belotti e compagni.

Nell'ultimo mese, però, mentre la Primavera ha continuato a fare la Primavera, e cioè collezionare il quarto trofeo in quattro anni, la Prima Squadra ha cambiato marcia e oltre a sommare punti, sempre fondamentali per rimanere nelle zone di classifica che contano, ha lentamente iniziato a dare segnali importanti: un'ottima solidità difensiva, una strana e atipica dose di fortuna, una certa consapevolezza nei propri mezzi e la ritrovata vena realizzativa delle punte. Insomma quella brace mai spenta di passione pura che alberga in ogni tifoso del Toro è stata improvvisamente ravvivata dalla marcia sostenuta che Belotti e compagni hanno innestato in campionato. L'ultimo terzo del torneo ci vede in corsa per un posto in Europa come è accaduto una sola volta negli ultimi venticinque anni e la cosa, oggettivamente, emoziona e dà speranza che finalmente si sia fatto un certo salto di qualità, almeno dal punto di vista mentale.

Spesso ci siamo ritrovati a lodare la Primavera, il suo staff tecnico (Coppitelli in primis) ed il lavoro di Bava lamentando in parallelo come Prima Squadra, Mazzarri e Petrachi non ottenessero, in proporzione, gli stessi risultati. Per onestà intellettuale occorre dire che il calcio del campionato Primavera e quello professionistico della Serie A (ma anche di B e C) sono due mondi purtroppo molto lontani e differenti. Le ricette, e le persone, vincenti del settore giovanile non darebbero garanzie di successo se catapultate nel professionismo della Serie A e di questo dobbiamo farcene una ragione. È però altrettanto vero che il metodo, i valori e l'approccio che ci sono in Primavera sarebbero un plus anche in Prima Squadra. Anzi, l'ideale sarebbe che la società avesse un piano di armonizzazione tra le logiche della prima squadra e il percorso dei suoi tesserati del settore giovanile verso la Primavera e poi il salto nel professionismo. Le squadre B avrebbero dovuto essere una sorta di anello mancante in questo senso, ma, salvo ripensamenti, mi pare di capire che l'esperimento in Italia abortirà dopo appena un anno…

Resta ad ogni modo la speranza che mentre la Primavera si giocherà un'altra finale di Coppa Italia e proverà ad andare fino in fondo al Viareggio così come in campionato, il Torino di Mazzarri si qualifichi ad una competizione europea centrando sul campo ciò che nemmeno a Ventura all'apice del suo ciclo era riuscito. Si chiuderebbe così quel cerchio magico che negli Anni Ottanta è fino agli inizi degli anni Novanta vedeva il Torino protagonista nel settore giovanile, ma anche squadra blasonata nel campionato italiano. Mai come in questo caso in effetti potremmo dire di godere della ciclicità della storia!

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

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