Al termine della sfida tra Lazio e Torino, valida per la 30^ giornata di Serie A, l'allenatore granata Paolo Vanoli - dopo essere intervenuto ai microfoni dei broadcaster - ha commentato questa partita della sua squadra anche in conferenza stampa. Di seguito le risposte del tecnico del Toro alle domande dei molti giornalisti accreditati e presenti nella sala stampa dello stadio Olimpico di Roma.


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Lazio-Torino 1-1, Vanoli in conferenza: “Su Casadei ed Elmas ecco cosa vi dico”
Risultato giusto?“Assolutamente sì. Ottima prestazione contro squadra piena di giocatori forti nell’uno contro uno e nell’attacco della profondità. Nel primo tempo, a parte sull’errore di Vanja che ci sta per uno con le sue caratteristiche, siamo stati compatti; ma avremmo potuto palleggiare meglio perché loro ce lo permettevano. Sapevamo di incontrare una Lazio ferita dal 5-0 di Bologna e che, giocando fuori casa, avremmo dovuto avere personalità. Siamo stati bravi a restare in partita. Ho detto ai ragazzi che saremmo dovuti rimanere in gara sempre. E poi abbiamo potuto osare nella ripresa, grazie alla disponibilità dei ragazzi”.
State avendo ottimi numeri, nel girone di ritorno avete una media da Champions. Per questo ci sono anche dei rimpianti?“Non ho rimpianti perché non guardo indietro. Se abbiamo fatto degli errori, li vedo come un momento di crescita. Siamo partiti fuori, poi abbiamo perso un giocatore importante come Duvan, lì qualcosa è successo. Ma siamo stati bravi tutti insieme a tenere la barca dritta, poi penso di aver capito che c’era qualcosa da cambiare per riuscire a diventare più efficace. E’ come quando investi in borsa, bisogna sapere il timing di ingresso e il timing di uscita. Sono un allenatore fortunato. Ma ho a disposizione bravi ragazzi. Ci siamo promessi di giocare come se fossero tutte finali, e lo stiamo facendo per onorare la maglia”.
Lei si sbraccia molto per chiedere più coraggio e meno timidezza quando avete il pallone, è vero?“Sì. Avendo cambiato dalla difesa a cinque alla difesa a quattro, buttando via un lavoro fatto da inizio estate, ti porta a innestare dei meccanismi diversi. Poi, a gennaio abbiamo preso dei giocatori importanti per questo nuovo modulo. Ora stiamo diventando un po’ più fluidi anche se sicuramente Casadei deve imparare a fare un po’ di più il centrocampista. Oggi nel primo tempo non capiva quando abbassarsi e giocare o quando attaccare la linea avversaria. Ma stiamo lavorando bene. La disponibilità di Elmas, Karamoh e Sanabria ci permette di fare anche il 4-2-4 diventando più offensivi. Sono tutti processi su cui abbiamo lavorato”.
Avete perso tre partite nelle ultime diciassette, due col Bologna e una col Napoli. I giocatori si sono progressivamente responsabilizzati? “Come in tutte le cose ci sono dei processi. La nostra strada quest’anno è stata veramente tortuosa perché siamo partiti con delle idee e abbiamo lavorato su quello, in ritiro e per due mesi, vedendo dei buoni frutti all’inizio del campionato. Poi si è fatto male Duvan. Dentro di me devo dire che non pensavo accusassimo così tanto questo infortunio non solo sul campo ma anche nello spogliatoio. Siamo stati bravi; abbiamo incassato sconfitte giocando anche bene. Ci sono stati giocatori come Maripan che andavano aspettati perché era arrivato con una condizione fisica non ottimale. Poi siamo passati a quattro, alzando un po’ il baricentro; abbiamo dovuto farlo perché non avevamo quinti forti ad attaccare come Bellanova, né mezzali di inserimento. Mi vedete sbracciarmi perché a volte siamo ancora tanto una squadra di palleggio e a me invece piacerebbe attaccassimo di più la linea difensiva. Ad esempio, Vlasic è bravo con palla nei piedi. Nel periodo più difficile, lo dico sempre, chi ci ha dato tanto è stato Karamoh, perché era l’unico in rosa in grado di attaccare la profondità. Ci ha aiutato tanto, bisogna dire la verità”.
Che tipo di progressione sta avendo Gineitis? “L’ho sempre detto fin dal primo giorno: per me, la cura di chi gioca poco è fondamentale. So che a volte mi odiano o mi guardano storto, ma si va in campo in undici. Chi fa la differenza alla fine, la fa chi entra, perché ci sono cinque sostituzioni e sono tante. Quello che è difficile da capire è che a volte bastano cinque minuti per cambiare una stagione. E’ successo a Karamoh e sta succedendo a Gineitis. L’allenatore deve far crescere il singolo per far sì che possa dare di più al collettivo. Gineitis sta facendo bene, ma parlo anche di Casadei. Ha avuto un exploit tutto d’un colpo: è entrato, ha fatto gol ed è entrato in Nazionale, ma può avere anche dei periodi meno felici, così come Elmas. Per un allenatore è importante, ed è un piacere, avere una squadra con tanta concorrenza, con dei giocatori che si giocano il posto in settimana. Ed è questo quello che voglio”.
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