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Vanoli e la nuova frontiera del 4-2-4: “Mi piace osare se ci sono i presupposti”

Vanoli e la nuova frontiera del 4-2-4: “Mi piace osare se ci sono i presupposti” - immagine 1
Il tecnico ferma sull’1-1 il collega e amico Marco Baroni. Lazio avanti con Marusic, poi al 70’ la mossa vincente granata con il passaggio al 4-2-4
Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 

Paolo Vanoli ha dimostrato una volta di più il suo valore nella serata di ieri, lunedì 31 marzo. L’ha fatto in un palcoscenico di prestigio (stadio “Olimpico” di Roma) contro un avversario da quotazione europea (la Lazio di Marco Baroni). Il suo Torino è riuscito a strappare un punto in rimonta, ha allungato la striscia positiva a cinque e ha anche allungato la striscia di partite consecutive in gol a undici. Non è stata una partita semplice per i granata, proprio per questo il lavoro di lettura della gara da parte di Vanoli è stato ancor più importante rispetto ad altre giornate. L’ex allenatore del Venezia ci ha messo molto del suo per invertire la rotta all’interno della partita confermandosi tecnico capace di cambiare in corso d’opera le cose. Come spesso gli è capitato negli ultimi mesi, ha modificato il modulo in corso d’opera. È partito con l’ormai collaudato 4-2-3-1, è passato al 4-2-4 per pareggiare e infine è ritornato al 4-2-3-1 sull’1 a 1. E tutte le mosse apportate dalla panchina hanno contribuito a riprendere la Lazio.

L’analisi della gara: le mosse spartiacque di Vanoli al 70’

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Il primo tempo non è stato dei migliori da parte dei granata, soprattutto in fatto di produzione offensiva. È mancata la qualità, non la solidità. In quanto a organizzazione in fase di non possesso nulla da eccepire, la Lazio non è riuscita a essere particolarmente produttiva e il Torino ha sempre dato l’impressione di gestire al meglio la situazione. Però, dalla cintola in su qualche problema si è verificato ed è attribuibile alla giornata non particolarmente esaltante sia di Vlasic sia di Elmas. La partita è stata resa ancor più difficile dal gol a inizio ripresa di Marusic. La reazione granata non è stata immediata e a questo punto si inseriscono i maggiori meriti di Vanoli nella serata capitolina. Ha preso in mano la situazione e al 70’ ha deciso di dare una sterzata alla squadra. Dentro Gineitis per Casadei in mezzo al campo, Karamoh per Walukiewicz e Sanabria per Vlasic, passaggio al più offensivo 4-2-4 con Karamoh ed Elmas esterni e Sanabria al fianco di Adams. La mini-rivoluzione di uomini e tattica di Vanoli ha sortito effetti nell’immediato. Dall’asse Biraghi-Karamoh è nato il pallone buono per Gineitis. In altre parole, l’apporto della panchina è stato oltremodo decisivo per il raggiungimento del pareggio. Una volta ottenuto, è tornato più prudentemente al 4-2-3-1 inserendo Ilic per Adams e lasciando Sanabria unico riferimento in avanti.

Vanoli, conduzione ineccepibile: il gol dell’1 a 1 nasce dalla panchina

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La conduzione della partita di Vanoli è stata al contempo lucida ed efficace. Con le sue mosse ha dato una scossa anche emotiva alla sua squadra dimostrando che il Torino è vivo e volenteroso in questo finale di campionato. Alla fine, l’analisi di Vanoli rispecchia quanto visto finora. “Nel primo tempo, a parte sull’errore di Vanja che ci sta per uno con le sue caratteristiche, siamo stati compattiha dichiarato in conferenza stampa –, ma avremmo potuto palleggiare meglio perché loro ce lo permettevano. Sapevamo di incontrare una Lazio ferita dal 5-0 di Bologna e che, giocando fuori casa, avremmo dovuto avere personalità. Siamo stati bravi a restare in partita. Ho detto ai ragazzi che saremmo dovuti rimanere in gara sempre. E poi abbiamo potuto osare nella ripresa, grazie alla disponibilità dei ragazzi”. E proprio sulla disponibilità dei ragazzi Vanoli ha effettuato un egregio lavoro nell’arco della sua prima stagione in granata. A oggi tutti possono sentirsi parte integrante del progetto grazie al coinvolgimento del tecnico. E la prova è arrivata proprio ieri con i subentrati che hanno dato il contributo decisivo per il pareggio.

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